Lunedì, 06 Marzo 2017 11:45

LE NOSTRE RAGIONI

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Dal dibattito del 27 febbraio, "Ferrara violenta? La criminalità fra realtà e suggestione", c'è stata una serie di articoli ed editoriali nei giornali locali sul ruolo della stampa nella propagazione di tensioni interetniche nella nostra comunità.

LE NOSTRE RAGIONI

E' chiaro che le tensioni razziali esistono nella società, ma sappiamo anche che i giornali hanno un ruolo molto importante, "citare la nazionalità" è solo una parte del problema e lo diventa ancora di più quando c'è la costante associazione tra stranieri e criminalità.

Diventa molto significativa anche la collocazione, la “giustapposizione” di articoli, i commenti a fianco (quasi sempre di esponenti della Lega Nord) che imprimono connotazioni negative complessive.

Il tutto peggiorato da imprecisioni giornalistiche ("verosimilmente nigeriani", "ragazzi probabilmente nordafricani", "4 stranieri in bicicletta"), naturalmente seguite da un fatto negativo anche se non sempre un reato.

Per questo le Associazioni dei giornalisti hanno proposto, con la Carta di Roma, una specie di decalogo sconsigliando alcuni termini ed espressioni che possono mettere in luce negativa i soggetti citati.

Infatti nessuno vuole censurare la stampa - sappiamo che i giornali danno molto spazio a politici xenofobi [vedi il nostro sito occhioaimedia.org screenshot manifestazione 24 settembre, albanese espulso], ma questo ovviamente è il loro diritto: è la politica.

Sappiamo che i problemi della nostra società non sono provocati dai giornali ma il modo con cui sono trasmesse le notizie può influenzare, e molto, la formazione di un pregiudizio razzista. Per questo in molti Paesi europei esistono regole scritte, e non, che si traducono in un linguaggio giornalistico più corretto di quello utilizzato generalmente dai giornali italiani.

E' un dato di fatto che se si legge di continuo titoli del tipo “tunisino ruba una bicicletta” o “rumena fermata in un supermercato” per citare i più blandi, alla fine nell'etichetta negativa si finisce per coinvolgere migliaia di persone oneste, colpevoli solo di appartenere ad una minoranza etnica e si finisce per associare ad ogni genere di accusa generalizzata intere etnie con la criminalità, con la violenza sessuale, con la prostituzione, con lo spaccio della droga.

Senza contare la de-umanizzazione che alcuni articoli sottintendono, racconti nei quali gli immigrati compaiono come animali piuttosto che esseri umani.

Molti di noi ragazzi hanno origine straniera e siamo stanchi di essere bollati con etichette negative che non ci descrivono ma che, a volte, interferiscono con la nostra vita sociale in questo Paese, che è anche il nostro Paese.

Redazione Occhioaimedia

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