Sabato, Maggio 19, 2012
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Mi suona razzista perché?

Una bussola per la lettura dei giornali.

 

Dal 2000 al 2006 nell'ambito dell'attività dell'Osservatorio sui media, il Centro Servizi per il Volontariato e il Centro Servizi Integrati per l'Immigrazione hanno svolto il monitoraggio degli articoli che trattano il tema dell'immigrazione pubblicati sulla stampa locale ferrarese. Tale lavoro è stato poi riassunto in alcuni report annuali che hanno avuto scarsa diffusione sul territorio locale.

Uno dei temi più interessanti sviluppati durante tale percorso di documentazione e analisi è stato quello relativo alla definizione di criteri/indicatori per la valutazione del contenuto discriminatorio percepito attraverso la lettura degli articoli che parlano d'immigrazione sulla stampa locale. L'argomento ci è parso rivestire la massima importanza, perché l'identificazione di criteri più oggettivi possibili poteva metterci al riparo dalle insidie del "politically correct" ma, nello stesso tempo, permetterci di identificare messaggi volutamente o inconsciamente razzisti. Sulla base di studi scientifici su media, immigrazione e disagio sociale presenti in letteratura, abbiamo elaborato e condiviso un metodo guida alla lettura dei quotidiani, che potesse stimolare una riflessione sulla rappresentazione giornalistica della tematica migratoria. Ci auguriamo che tale riflessione, ovviamente ampliata con i contributi di chi vorrà partecipare al dibattito, possa essere utile anche come traccia per le attività del sito www.occhioaimedia.org .

 

Per prima cosa, di fronte al testo di un articolo, ci è parso utile domandarci:

  • Che tipo di messaggio viene veicolato?

  • Quali sono le immagini veicolate?

  • Si è fatta una selezione degli articoli, ossia sono stati analizzati quelli che contengono ampi confronti tra gruppi sociali, per verificare in termini comparativi?

  • Si è cercato di individuare delle categorie sulla base di terminologie omologanti? Si parla di gruppi stereotipati, o di singole persone?

  • Come risulta caratterizzata la rappresentazione che emerge del gruppo: è positiva o negativa? Tale rappresentazione è fondata sulla base di pregiudizi e stereotipi, oppure è supportata da dati provenienti da fonti attendibili?

  • Si identificano gruppi e categorie definiti da determinate caratteristiche positive, negative o ambivalenti?

  • Si aumenta/diminuisce la percezione di minaccia/pericolo rappresentata dal gruppo in questione, oppure si citano dati e statistiche affidabili?

  • L'intento di chi lo fa (conscio o inconscio che sia) è quello di costruire una differenziazione che mi permetta di caratterizzare positivamente o negativamente popoli o gruppi sociali?

  • Si rappresentano associati gruppi considerati negativamente (es. le persone con la barba e i terroristi islamici)?

  • Il gruppo a connotazione negativa viene considerato collettivamente responsabile di determinati problemi sociali? Tali affermazioni hanno giustificazione?

  • Quando si riporta un evento che coinvolge persone appartenenti a due gruppi che vengono rappresentati come contrapposti, si intervistano persone appartenenti a tutti i gruppi in questione?

 

Rispondere a queste domande, quando incontravamo un articolo che ci "suonava razzista", è stato il primo metodo che abbiamo adottato per capire se la nostra percezione fosse legata al tono sensazionalistico o polemico dell'articolo, alla nostra ‘particolare' sensibilità di operatori nel mondo del sociale oppure ad un messaggio di stigma veicolato dalle cronache locali dei giornali.

Successivamente ci siamo dotati di una sorta di "griglia di analisi" per valutare gli articoli selezionati, con l'obiettivo di mettere a fuoco la rappresentazione dell'immigrazione sulla stampa quotidiana locale. A partire dalla nostra esperienza di ricerca, senza alcuna pretesa di fare una valutazione scientifica di validità assoluta, abbiamo elaborato una proposta di alcuni indicatori d'analisi del racconto mediatico dell'immigrazione che riteniamo possa costituire uno strumento utile per l'attività del sito www.occhioaimedia.org. Eccola.

 

Una proposta di metodologia e di indicatori d'analisi applicabili ai media contemporanei sul tema immigrazione

 

  1. Selezionare gli articoli che parlano di gruppo di immigrati, e non del singolo ( es. di categorie: singolo, gruppo informale, gruppo organizzato).

  2. Verificare se si accentuano le differenze tra gruppi o categorie per contrapporli.

  3. Individuare i titoli sensazionalistici.

  4. Considerare grafica, foto, vignette e didascalie.

  5. Capire come si caratterizza il gruppo in particolare attraverso la ‘terminologia' usata,(facendo riferimento allo Stereotipe Content Model, proposto da Glick e Fiske1).

  6. Individuare le metafore (subumane, sovrumane..) a cui viene associato il gruppo (es. se ne fa una deumanizzazione, si utilizzano paragoni con animali considerati comunemente in modo degradante?)

  7. Considerare a quali problemi sociali viene legato il gruppo e in che modo. Se è considerato vittima o responsabile del problema (es. prostitute, clienti e sfruttatori) e se tale attribuzione appare corretta.

  8. Capire se un altro gruppo stia parlando del gruppo in questione, In caso di due categorie contrapposte, verificare in che modo sono associate e se è data voce a entrambe.

  9. Analizzare la distinzione tra diritto di informazione o strategia di comunicazione, valutando l'atteggiamento del giornale sul lungo periodo (es. il dare voce diretta ai cittadini ferraresi che si lamentano degli immigrati, può finire per aumentare la percezione di minaccia suscitata dagli stessi. Si può calcolare quante lettere di immigrati e di cittadini ferraresi vengono pubblicate e se questo è un modo per contrapporre due categorie sociali).

  10. Verificare se si pubblicano testi di lettere che hanno contenuti che istigano all'odio razziale, risultano palesemente razziste o fanno apologia di razzismo.

  11. Individuare il livello di percezione della minaccia (è una minaccia potenziale, ipotetica, reale, assoluta, ecc.) e le motivazioni del pericolo (percepito, reale, suffragato da dati, ecc.).

  12. Capire come vengono definiti i rei, italiani e stranieri e se esistono delle diversità (nome, cognome, foto, iniziali, appellativo generico, ecc.)

  13. Individuare la rappresentazione complessiva del gruppo, l'immagine che emerge. Usare la voce ‘fonti della notizia' per capire da dove vengono le notizie e procedere a un'eventuale verifica delle stesse

  14. Analizzare la dinamica della costruzione della notizia (es. sono i giornalisti che non verificano i fatti nell'epoca di internet e si accontentano di quel che passa la rete o sono impossibilitati a verificare, oppure c'è una strategia di comunicazione eteronoma che determina le linee editoriali, oppure c'è una strategia di comunicazione che predilige lo scandalo e i toni aggressivi perché fanno vendere di più, ecc.).

 

In sintesi questi sono stati gli strumenti di analisi che abbiamo utilizzato in passato e, pur non ritenendoli esaustivi, a noi sono stati utili per il lavoro di questi anni che peraltro ha messo in luce, in tempi recenti, una maggiore attenzione nel trattamento di questo genere di notizie da parte dei giornali locali.

Proprio quest'anno è stata approvata dal Consiglio nazionale della Federazione della Stampa la Carta di Roma, che è il "protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti"(che viene riportata nel sito www.occhioaimedia.org). La Carta di Roma è stata elaborata sulla base delle preoccupazioni espresse dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), dopo alcuni recenti eventi di cronaca. Nel documento si invitano fra l'altro i giornalisti ad "adottare termini giuridicamente appropriati", a "evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte" e "comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati". Inoltre i soggetti promotori si impegnano a inserire l'immigrazione tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti, e a istituire un osservatorio indipendente che sottoponga a periodico monitoraggio l'informazione su un fenomeno di rilievo crescente.

Speriamo che la nascita del sito www.occhioaimedia.org possa costituire un ulteriore contributo per comprendere come l'immigrazione sia raccontata dalla stampa locale e un'occasione di dialogo interculturale a favore dell'informazione, intesa come diritto dei cittadini e dovere dei giornalisti.

 1 Modello Stereotipe Content Model, proposto da Glick e Fiske. Prevede 4 diverse tipologie di pregiudizio

 

  1. Pregiudizio di ammirazione: è rivolto al proprio gruppo o a gruppi di alto status con cui si percepisce una relazione cooperativa.

  2. Pregiudizio di disprezzo: rivolto a gruppi di basso status, considerati incapaci e privi di calore, con i quali si percepisce una relazione competitiva.

  3. Pregiudizio d'invidia: rivolto a gruppi di alto status, anche minoritari, con i quali si percepisce una relazione competitiva: i membri di tali gruppi sono considerati competitivi e freddi.

  4. Pregiudizio paternalistico: rivolto a gruppi di basso status, visti come incompetenti, ma calorosi, con i quali si percepisce la possibilità di una cooperazione, magari a fini di sfruttamento delle loro capacità o risorse

 

Fonti bibliografiche consultate:

occhioaimedia.org

La stampa italiana è piena di titoli e articoli che in altri paesi sarebbero considerati incitamento all'odio razziale. E' per questo che vi invitiamo a segnalarci qualsiasi cosa che vedete nei giornali e riviste italiane, sia locali che nazionali, che a vostro parere sia di carattere razzista, xenofobo o offensivo contro le minoranze etniche in Italia.
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La carta di Roma è un documento voluto dalle organizzazioni dei giornalisti per autoregolamentare il "trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove".
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