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GRAZIE AI BAMBINI STRANIERI RIUSCIAMO A MANTENERE TUTTI I POSTI DI LAVORO

MILANO - Per una volta i «suoi» bimbi stranieri - algerini, filippini, egiziani, marocchini, cinesi, algerini - non sono oggetto di critiche, di studi sociologici, di osservazioni su integrazione e «aree a forte processo migratorio». Giovanni Del Bene, preside dell' istituto comprensivo Luigi Cadorna di Milano, il 50 per cento di iscritti extracomunitari alle elementari e il 70 alla materna, sorride: «Con i miei iscritti ho mantenuto intatto l' organico». Alunni di diverse etnie e tempo pieno consolidato da anni. Ecco i due segreti che garantiscono un «futuro discretamente tranquillo» a Del Bene, dirigente scolastico in una zona popolare della città. Anche quest' anno gli studenti stranieri aumentano. Alla materna, alle elementari e alle medie. E se la cosa rischia di non piacere ad alcuni genitori italiani (è già successo in passato, non a caso la Cadorna è stata definita per anni «scuola-ghetto»), il dirigente continua: «Questi bambini ci consentono di mantenere intatti i posti di lavoro». E poi «sia chiaro: i miei alunni sono quasi tutti nati in Italia, parlano perfettamente la nostra lingua». Previsione per settembre: sei prime elementari e un organico di 60 docenti. «Tutte le famiglie hanno scelto il tempo pieno e questo ci ha consentito di avere due insegnanti per classe». Certo, non a tutta Milano è andata così bene. I tagli alla primaria si aggirano intorno alle 297 unità e proprio ieri i rappresentanti dei sindacati lombardi hanno contestato le riduzioni imposte dalla Finanziaria. Del Bene allarga le braccia: «Dobbiamo essere pronti a reggere l' impatto e a fare il meglio con quello che ci è dato. È vero, l' abolizione delle compresenze rende le cose più difficili ma l' autonomia ci permetterà di organizzarci». Un' impresa non semplice. «Ma la nostra è una scuola di frontiera. Conosciamo bene l' arte di arrangiarci». A. Sac.
Sacchi Annachiara

Corriere della Sera
giovedì 16 aprile 2009

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