Possono raccomandazioni di questo genere trasformarsi in un limite alla libertà di stampa? Dalla lettura della Carta, appare impossibile. In primo luogo perché i diritti degli immigrati, che hanno nel principio di uguaglianza uno dei loro fondamenti, appartengono alla stessa famiglia di cui anche la libertà di stampa fa parte. Sono alla base di tutte le società civili, così come il mondo le ha concepite dopo la fine della Seconda Guerra mondiale e la sconfitta del nazifascismo. Poi c'è una ragione più banale, concreta: per le eventuali violazioni non è prevista alcuna nuova sanzione. Sarà costituito un "Osservatorio indipendente e non governativo" che, davanti all'individuazione di comportamenti discriminatori, non farà altro che segnalarli agli organi competenti (cioè alla giustizia ordinaria o disciplinare che già oggi dovrebbero attivarsi)
La Carta di Roma è un supporto al giornalismo, al buon giornalismo. E dunque un servizio al cittadino-lettore. Non impedisce agli xenofobi di manifestare il loro pensiero. Tenta di porre un argine alle mistificazioni. Se, per esempio, s'intende sostenere che un certo gruppo etnico commette più reati, si citino i dati a sostegno della tesi. Ma si eviti di scegliere accuratamente, tra le notizie negative, proprio quelle che riguardano quel gruppo etnico escludendo altre notizie, identiche, che non lo riguardano. Si evitino le discriminazioni occulte, indirette, subliminali. Naturalmente, chi vorrà proseguire su questa strada potrà farlo: l'Osservatorio potrà solo segnalare il comportamento disonesto. Poi, come sempre, saranno i lettori a decidere
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Repubblica.it - Gli altri noi
(23 settembre 2007)
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