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Dobbiamo fermarci, ora?

Dobbiamo fermarci, ora?

Chiedo consiglio. Cosa devono fare adesso i giovani di “Occhio ai media”, un gruppo di ragazzi – molti di origine nordafricana e di fede musulmana – che si occupano del monitoraggio del pregiudizio razziale nella stampa italiana (vedi http://www.occhioaimedia.org/), dopo il massacro di Parigi? Di solito segnalano gli articoli che trovano nei giornali che, a loro parere, sono offensivi contro le minoranze etniche, culturali e religiose in Italia.

Il valore del lavoro che fanno ha avuto numerosi riconoscimenti: dal Ministero dell'Integrazione, dall' Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dall'Associazione Carta di Roma, dal Festival di Internazionale e da tante altre istituzioni, scuole e università in Italia e all'estero.

In questi giorni, dopo gli omicidi di Parigi, questi ragazzi vedono titoli cubitali nei giornali del tipo: “QUESTO E' L'ISLAM” sopra l'immagine di uno degli assassini che uccide un poliziotto disarmato a terra (Libero), e “MACELLAI ISLAMICI” (Il Giornale). Devono segnalare questi articoli sul nostro sito di monitoraggio, o restare in silenzio? Articoli di questo genere comparivano spesso nelle testate italiane (e non solo di 'Libero' e 'Il Giornale') anche prima degli eventi di Parigi, e noi – io, i ragazzi e tanti altri sostenitori di “Occhio ai media” – li segnalavamo quasi quotidianamente, considerandoli altamente offensivi e pericolosi per la convivenza in una società multiculturale.

Dobbiamo fermarci, ora?

Ieri sera cenavo con una vecchia amica con le lacrime che le scorrevano sulle guance mentre parlava delle uccisioni dei giornalisti di Charlie Hebdo. “Perché erano i nostri” diceva, “erano come noi, con la nostra storia”. E' vero: questi morti sono particolarmente difficili da accettare perché le vittime assomigliano a noi; potevamo essere noi. E meno male che riusciamo a piangere, meno male che riusciamo a rimanere umani. Una delle ragazze di “Occhio ai media”, un anno e mezzo fa sul palco davanti ad una piazza piena di gente durante il Festival di Internazionale a Ferrara, ha pianto e pianto e non riusciva ad andare avanti mentre parlava dei 380 profughi morti a Lampedusa il 3 ottobre 2013. Meno male che riusciamo a rimanere umani.

Ma adesso, dopo un atto di violenza in un altro paese, un atto di violenza con il quale non c'entrano niente e che non condividono in nessun modo, i ragazzi di “Occhio ai media” non sanno cosa fare. Denunciare e criticare articoli che si considerano razzisti – non solo nei confronti di musulmani ma anche di profughi, di rom, di cinesi, di africani, di est europei – diventa molto più difficile in una situazione dove si sente quasi l’obbligo di chiedere scusa per la propria provenienza, per la propria religione, per la propria esistenza. Ti senti escluso, non puoi più partecipare al dibattito perché sei classificato 'uno di loro'.

Ed è anche per questo, per questa esclusione, per questa pesante e allarmante situazione di 'noi contro loro' che si sta propagando, che diventa più difficile spiegare, capire e riflettere sulle sottili differenze politiche e storiche tra il razzismo populista e la satira. Ieri una delle ragazze di “Occhio ai media”, molto colpita dalla tragedia, ha scritto una poesia su perché non si sentiva di dire “je suis Charlie”. Ma ha deciso di cancellarla prima di pubblicarla, probabilmente perché aveva paura. Perché deve avere paura? Ha 15 anni, non ha commesso nessun atto di violenza, eppure ieri quando è arrivata a scuola qualcuno l’ha chiamata terrorista perché musulmana.

Cosa dobbiamo fare, allora? Dobbiamo continuare nel nostro lavoro di segnalazione e analisi di questi articoli che contribuiscono a generare un'atmosfera chiusa, razzista e intollerante nella nostra società? O dobbiamo dire ai ragazzi di “Occhio ai media” di dimenticare tutto il lavoro che stanno facendo e di rimanere a casa, in silenzio?


Crediti immagine: "20111102 Incendie Charlie Hebdo Paris XXe 07" di Pierre-Yves Beaudouin / Wikimedia Commons. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:20111102_Incendie_Charlie_Hebdo_Paris_XXe_07.jpg#mediaviewer/File:20111102_Incendie_Charlie_Hebdo_Paris_XXe_07.jpg

 

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