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Giornalismo irresponsabile e islamofobia: le conseguenze nella vita quotidiana delle persone

Giornalismo irresponsabile e islamofobia: le conseguenze nella vita quotidiana delle persone

L'attacco terroristico compiuto a Charlie Hebdo non può essere paragonato a nessun altro accaduto prima. Le vittime appartengono a due insiemi: nel primo ci sono le persone uccise, senza pietà, tra le quali alcune di religione musulmana; nel secondo ci sono le vittime - nel senso più ampio - di un giornalismo che continua a puntare il dito verso l'Islam,

definendo terroristi i musulmani, senza rendersi conto della gravità delle conseguenze che questo atteggiamento ha sull’opinione pubblica, come il diffondersi dell'islamofobia che vediamo già.

Se prima in qualche modo le diverse etnie erano integrate nelle società occidentali, da oggi diventerà molto più difficile: a scuola scattano gli interrogativi tra gli alunni; nel mondo del lavoro si inizierà a prendere atto di ciò che è successo escludendo particolarmente coloro che da sempre hanno seguito l'Islam. Tutto questo è il frutto di  articoli di stampa e di telegiornali che continuano, in modo più intenso dopo la strage di Parigi, a diffondere questa fobia. È ora di iniziare a riflettere sul ruolo dei media nell'influenzare la società. E purtroppo a volte le conseguenze di ciò che viene scritto sono irrimediabili. Mi riferisco in particolare ai giornalisti che continuano ad alimentare la xenofobia, ma non solo: continuano anche ad insinuare un senso di colpa in coloro che frequentano i musulmani, ormai considerati come "creature mostruose". Bambini che vengono definiti terroristi solo perché appartenenti ad una cultura o una religione, altri che vengono obbligati dai genitori ad allontanarsi dagli amici musulmani. A Nizza, in Francia, i giornalisti hanno avuto la brillante idea di andare in una scuola elementare per chiedere ai bambini (di età compresa tra i 6 e i 10 anni) se sono Charlie! Un bambino di 8 anni ha risposto "Je ne suis pas Charlie", e così è stato denunciato! un bambino di 8 anni sottoposto ad un processo! ma cosa poteva saperne lui di Charlie Hebdo, oltre al nome che probabilmente ha imparato solo dopo l'attentato, come anche molti di noi? È una domanda da porre a un bambino di 8 anni? a cosa poteva servire la sua risposta? Io considero tutto questo pura superficialità dei media, che però sono capaci di influenzare il modo di pensare di tante persone: più si continua con questo tipo di informazione, più la società viene condizionata e soprattutto terrorizzata.

 


Fonte dell'immagine: Polisblog.it

 

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