Si è creato odio nei confronti della religione musulmana, nei confronti degli immigrati. Ma cosa c’entrano loro con tutto questo?

Io non pago le conseguenze. Sono italiana. Sono marocchina e algerina. Sono musulmana. E non c’entro niente con ciò che è accaduto alla redazione di Charlie Hebdo.

Venti sono le vittime uccise. Due sono i terroristi assassini: due franco-algerini, nati in Francia e rimasti molto presto orfani e dati in affidamento.

 

Considero questo attentato un vero e proprio fallimento della Francia. A quanto pare ha cresciuto dei terroristi nel proprio paese. E' un fallimento delle istituzioni, delle politiche di integrazione scelte.

Non sappiamo niente degli attentatori e non potremo più sapere, perché sono stati uccisi dalla polizia francese. Forse avranno avuto una crisi di identità e le conseguenze sono state, purtroppo, queste. Sono tanti i giovani, in Europa, che hanno lasciato il proprio paese per lottare in Iraq o Siria; l'importante non è sapere quanti e chi, ma sapere il motivo che li ha spinti a lasciare il paese dove sono nati e cresciuti, a lasciare la propria casa. Sarà perché non si sono mai sentiti a casa? Sarà perché si sono sentiti emarginati dalla società, mal visti, si sono sentiti invisibili, si sono sentiti discriminati? Quei giovani sono il frutto del razzismo. Quei giovani, evidentemente, erano più sensibili rispetto ad altri, e sono stati sfruttati e manipolati dalle cellule terroristiche. Le istituzioni devono agire. Ormai non si può più curare ciò che è successo, perché le ferite rimarranno per sempre. Ma non è mai troppo tardi per prevenire, per le generazioni future. Il razzismo purtroppo è una grande bestia, orribile. Bisogna eliminarlo, non fomentarlo. Bisogna sensibilizzare le persone, quelle che hanno paura di conoscere le diversità del mondo. Far capire che le diversità non sono avversità, ma qualcosa di interessante ed educativo. Le diversità sono la cosa più bella di questo mondo. Perché noi uomini siamo tutti uguali nelle nostre diversità.
L'attentato a Charlie Hebdo ha colpito TUTTI, indipendentemente dal credo religioso o dal colore della pelle. Ha colpito tutti perché siamo umani, perché siamo uguali.
Ha colpito tutti perché la violenza non risolve mai niente, al contrario peggiora le cose e crea nuovi rancori e odio.

Tanti sono i problemi nati da questo atto disumano, problemi che non toccano i terroristi, ma persone innocenti. Si è creato odio nei confronti della religione musulmana, nei confronti degli immigrati. Ma cosa c’entrano loro con tutto questo? Perché dovrebbero sentirsi presi in causa da ciò che è successo? Perché dovrebbero scendere in piazza a dimostrare al mondo che non hanno niente a che fare con l'attentato? Perché?

Piuttosto si dovrebbe scendere in piazza a urlare e fare al mondo tutte queste domande! Bisognerebbe scendere in piazza a manifestare contro quelli che sfruttano meschinamente questi attentati per i propri obiettivi politici ed economici. Considero queste persone non solo opportuniste, di più: disumane. In un qualche modo fanno anche loro del terrorismo. Cercano di manipolare le menti delle persone più fragili e sensibili a questi dolorosi avvenimenti, persone che si fanno sopraffare dalle paure perdendo la razionalità. Come si può usare la paura che si è creata nelle persone, dopo questo attentato, per avere qualche voto in più?!
Non pensano che aumentando l'odio si rischierebbe di ottenere un' altra strage? Il mondo è pieno di squilibrati.
Se questo attentato è stato fatto in nome di Allah, questo non significa che si tratti di Islam. Perché questo non è l'Islam. La parola Islam significa pace, e pace è.
Fa male vedere articoli intitolati 'Questo è l'Islam' o 'Macellai islamici'. Con questi articoli non si fa altro che gettare odio su odio e peggiorare la situazione, che è già difficile da gestire in sé. Io, come membro della redazione di Occhio ai Media che si occupa di segnalare articoli razzisti nella stampa italiana, denuncio questi articoli. Non ho dubbi che questi titoli siano stati scelti per ottenere più vendite. Ormai non c'è più rispetto di niente. Neanche quando si tratta di stragi che includono morti.
Tutto ciò che è accaduto, a mio parere, gira intorno alla parola rispetto. Forse se la rivista Charlie Hebdo avesse rispettato le religioni, tutto questo non sarebbe accaduto.

Oltre a rivisitare le istituzioni che riguardano l'immigrazione la Francia dovrebbe modificare qualcosa anche su questo tema. La libertà di stampa e di espressione è importante, sì, ma dovrebbe rimanere nei limiti del rispetto, soprattutto quando si tratta di religione. Perché si toccano delle figure considerate sacre, intoccabili, più importanti addirittura della propria esistenza sulla terra. Perché un profeta, per i fedeli, è il senso della loro stessa esistenza nel mondo.
Cosa hanno ottenuto i vignettisti di Charlie Hebdo ridicolizzando Mosè, Gesù e Mohammad? Hanno ottenuto l'odio. E l'odio, quando arriva a persone squilibrate, ha conseguenze brutali, come questa che abbiamo vissuto.

Un conto è ridere di un politico, o anche di un cristiano o di un musulmano, un altro è ridere di qualcuno che significa TUTTO per un fedele.

E' sbagliato dire che le parole non sono armi. Lo sono eccome. Basta pensare a quanti casi di giovani sensibili, presi in giro dai loro coetanei, si sono sentiti feriti e distrutti tanto da essere portati al suicidio. Bisogna stare attenti alle parole perché anche loro causano ferite incurabili nell'uomo.
Ci tengo a precisare che tutto ciò che ho scritto non giustifica affatto ciò che è accaduto, anzi lo condanna. Ma spero faccia riflettere.


 

"Charlie Hebdo 2006-02-08 gendarmes mobiles dsc07403". Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Charlie_Hebdo_2006-02-08_gendarmes_mobiles_dsc07403.jpg#mediaviewer/File:Charlie_Hebdo_2006-02-08_gendarmes_mobiles_dsc07403.jpg