Mercoledì, 08 Ottobre 2008 19:39

Comunicare...

Scritto da Vincenzo Viglione
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Nella consapevolezza che tutti anche non volendo comunichiamo agli altri i nostri pensieri e i nostri affetti e che i mezzi espliciti ed impliciti della nostra comunicazione moltiplicano il proprio bagalio di equivocità e pluralità di significati a seconda della molteplicità dei passaggi e delle relazioni e che, neppure il cosiddetto emittente ha un'esatta corrispondenza e percezione di quanto sarà colto dai riceventi è evidente che è doveroso ricercare con cura ed attenzione che ciò che vogliamo comunicare corrisponda quanto più possibile ai mezzi, (lingua,immagini) che adottiamo per farlo.

E' anche inevitabile in una certa misura che le esigenze di tempo impongano il ricorso più o meno intenso a parole, immagini o frasi generalizzanti, in cui in realtà viene espresso un concetto che si lega ad altri per una sorta di conseguenzialità logica ma che per il fatto di essere generale non può che prescindere dalle situazioni concrete che si svolgono nella loro irripetibile casualità e causalità.
Inevitabile in una certa misura dicevo fare ricorso a luoghi comuni, a generalizzazioni per far intendere più facilmente ciò che abbiamo scelto di comunicare , perché lo stesso ricevente ha un certo grado di predisposizione ad intendere più rapidamente ciò che già si aspetta di intendere e questo risulta facilitato proprio da una serie di immagini e/o parole che si richiamano l'un l'altra senza sollecitare riflessioni puntuali.
Se queste considerazioni sintetiche hanno una qualche validità si potrà convenire che i mezzi di comunicazione di massa proprio per la loro predominante propensione a farsi "leggere" sono indotti dalla loro stessa velocità ad un uso smodato di luoghi comuni e di concetti allusivi e concatenati.
Dietro la notizia, dietro i commenti il lettore che abbia tempo e voglia deve ricostruire i fatti ma ancor più la valutazione degli stessi.
Riaffiora l'ineliminabile ricerca critica e personale della verità che è faticosa, lenta e bisognosa anche di silenzio.
Alle volte essa viene facilitata se si svolge col confronto di altri disposti ad analogo sforzo di elaborazione.
Diversamente non resta che consumare i segnali che ci vengono dagli altri decodificandoli in buoni e cattivi a seconda che confermino o disattendano le nostre attese pregiudiziali.
Il nostro pensiero collettivo si snoda in questo modo e su di esso si fondano gran parte delle nostre scelte e gli stessi aspetti fondamentali dell'organizzazione sociale.
Per evitare di rinunciare ad una ricerca personale sui fatti della vita occorre ogni tanto almeno porsi qualche dubbio , sforzarsi di comprendere usando il proprio cervello e la propria affettività,
Alle volte la riflessione trova una causa occasionale come è accaduto a me.
Le più ricorrenti notizie di cronaca nera, dai furti, agli incidenti d'auto colposi, da violenze e rapine ai più efferati delitti di sangue vedono ritualmente indicati i presunti autori in base alla loro provenienza se diversa da quella italiana, qualche volta ancora ciò vale per i meridionali o per la gran parte delle regioni meridionali in relazione a fatti accaduti al nord di Italia,
Se gli stessi delitti sembrano avvenuti ad opera di italiani le indicazioni più ricorrenti fanno riferimento alle iniziali sempre che il personaggio non sia altrimenti famoso.
Un giorno mi sono sorpreso perché non appena la notizia partiva mi ritrovavo a sperare che fosse un italiano il colpevole, assecondando sia pure a contrario, il riflesso condizionato che l'emittente voleva o comunque produceva nei riceventi.
Da allora mi è sorta la curiosità di tanto in tanto di ricostruire attraverso l'analsi del messaggio tutti i pregiudizi che sono sottesi nelle forme di linguaggio usate.
Se crediamo alla pari dignità degli uomini dobbiamo vigilare a che attraverso la comunicazione non si veicolino in modo indifferenziato ed acritico quei luoghi comuni che costituiscono il presupposto culturale del razzismo e che non sono mai del tutto superati neppure da chi in buona fede ritiene di non essere razzista.
Questo atteggiamento non è necessario solo oggi che dichiaratamente viene richiamata l'attenzione sui media sulla disputa intorno al razzismo quasi che la cosa più importante sia stabilire quale etichetta dare a comportamenti che nulla aggiungono al problema che a mio parere va indagato e superato anche se non si risolve in evidenti episodi di violenza.
La cultura e i comportamenti razzisti non si affermano una volta per tutte in nessuno di noi ma sono latentemente presenti in tutti gli uomini e io ritengo che occorra uno sforzo continuo per non cedere alla paura del diverso .
E' un impegno quotidiano come quello che occorre per coltivare la libertà e la convivenza pacifica e per testimoniare comportamenti legali.
Dedicare un sito perché tutti possano con la propria capacità critica e secondo i propri tempi rilevare come il tema della par dignità degli uomini venga trattato sui mezzi di informazione è un'idea affascinante e civilissima perché può consentire quel dialogo diretto dei cittadini su alcuni aspetti fondamentali della loro vita comune che sempre più manca nell'attuale organizzazione sociale.
Sarebbe importante che soprattutto i giovani anche guidati dai propri docenti, in un laboratorio critico straordinario come la scuola, contribuissero originalmente al un'analisi critica dei mezzi di comunicazione volta a rilevare i più significativi casi in cui le notizie stesse così come riportate o costruite, contribuiscano ad alimentare una cultura di diffidenza e di ostilità nei riguardi del diverso, dell'uomo che viene d'altrove.

 

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