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Come possiamo ancora parlare di diritti umani, quando rischiare la morte è l’unica possibilità di vita?

Come possiamo ancora parlare di diritti umani, quando rischiare la morte è l’unica possibilità di vita?

Siamo ormai a Settembre, mancano pochi giorni all'inizio delle lezioni.

Tutti a comprare i quaderni, i libri, le penne, i vestiti, tutti che ci prepariamo per incominciare un altro anno scolastico. C'è poi chi è contento e chi no.

Penso ai siriani, ai genitori siriani che guardano i loro bambini crescere e non poter più andare a scuola come facevano fino a qualche anno fa. Poi ci sono quei bambini nati nel bel mezzo di questa atroce guerra che magari non sanno neanche che cosa sia la scuola, ne hanno solo sentito parlare, ma non ci hanno mai messo piede.

 

Penso a questi genitori che vorrebbero anche loro poter comprare i libri per i loro figli, dei vestiti nuovi per il primo giorno di scuola, ma oramai al giorno d'oggi si limitano a cercare di poter offrire loro un piatto caldo ogni giorno, cosa che non riescono sempre a garantirgli, purtroppo.

Penso a quelli che scappano, che mettono se stessi e i propri figli in una barca, in balia delle onde, perché ormai la terra non garantisce più loro una sicurezza. Preferiscono buttarsi in acqua, perché almeno li ci sono due possibilità: o si arriva da qualche parte, lontani dai bombardamenti, dal sangue, dalla morte, dall'odore della morte, o si muore in silenzio, annegati.

Proviamo solo a pensare quanto debba essere difficile per dei genitori scegliere questa via, la via del mare. Quel mare che potrebbe in un qualsiasi instante inghiottire loro e i loro bambini, togliendo loro inizialmente il respiro e poi la vita. Quel mare che poi, se vuole, li getta in una spiaggia a suo piacimento, Turchia, Grecia, Libia. Quelle spiagge dove noi, noi che non sappiamo che cosa voglia dire tutto questo, andiamo a fare il bagno in estate, a prendere il sole per abbronzare la nostra pelle.

Proviamo ora a pensare invece, che nel bel mezzo del nostro quotidiano bagno estivo al mare, ci troviamo davanti agli occhi un corpo galleggiante, a pancia in giù, un corpo tra i tanti che il mare ha ucciso, poi ancora più in là un altro corpo, e un altro ancora.

È questo che vogliamo? È questo che stiamo aspettando?

Che il mare diventi il nuovo cimitero dell'umanità?

È possibile che nel 2015, nel XXI secolo, secolo delle conquiste dei diritti umani, della modernità e della libertà (o almeno cosi si pensa e si dice) ci ritroviamo corpi di persone innocenti, costrette a preferire la morte pur di non soffrire più, lungo le spiagge? Corpi di bambini, piccoli angioletti, corpi senza vita ormai ghiacciati dall'acqua gelida di quel maledetto mare. 

Mi chiedo dove siano tutti i presidenti e i re degli stati del mondo che si sono riuniti a sfilare, mano nella mano, dopo l'attentato di Charlie Hebdo? Ormai si pensa a fare manifestazioni e cortei per i diritti degli omosessuali, dei lavoratori, degli studenti, degli animali, quando ancora non è garantito il DIRITTO ALLA VITA.  Non dico che non si debba manifestare per queste cause, ma penso che solo quando si avrà la certezza che TUTTI, ogni singolo individuo in questa terra, abbiano il diritto di vivere, solo allora potremmo pensare al resto. Pensiamo di fare passi da gigante noi occidentali verso la via della modernità, quando allo stesso tempo, dall'altra parte del mondo se ne fanno altrettanti indietro. 

E sicuramente stare in silenzio a guardare non porterà da nessuna parte, se non che a peggiorare la situazione.

Sapete quale sarà la conseguenza di questo NOSTRO SILENZIO, della NOSTRA INDIFFERENZA, del NOSTRO EGOISMO? All'odio, al rancore, alla vendetta, da parte di coloro che noi abbiamo ignorato. E sarà impossibile guarire tutto ciò, sarà troppo tardi.

 Ah, e ricordiamoci che la ruota gira, gira per tutti noi uomini. Chissà che non tocchi a noi chiedere aiuto fra qualche anno. Non lamentiamoci poi se nessuno ci risponderà.

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